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Un film fatto per Bene (Franco Maresco)

Sunday, 21 June 2026 10:21

Un film fatto per Bene (Franco Maresco)

X. Non c’è più cinema

dalla rabbia di Gerima alla rabbia di Franco Maresco (per inciso: il racconto di Gerima che, mentre è a Roma cercando di penetrare il muro di gomma dell’Istituto Luce, comincia a interrogare gli italiani – chiunque, dai famigerati tassisti romani agli impiegati dell’hotel – semplicemente chiedendo cosa sanno della guerra in Etiopia, starebbe molto bene in un film di Maresco). Filo rosso o meno, vale una frase detta da Maresco: “alla fine non c’è più cinema” (F. Baglivi, Conversazione con Franco Maresco, “Fuori Orario”, agosto 2025). Il senso di nausea per il sistema burocratico che oggi viene fatto passare per cinema, e da cui vengono vomitati il novanta per cento dei film che si fanno, è uno dei tanti sintomi del naufragio (del “disastro” dice Maresco) più grande e generalizzato. Citare di nuovo Philip Dick non è sbagliato, visto che certo residuo di veggenza cinematografica, cioè quel poco di anomalia, di alterazione dell’esistente ancora possibile, passa spesso per una nevrosi, per un “disturbo ossessivo compulsivo” (come auto-diagnosticato da Maresco) che, al contrario, potrebbe darsi essere l’ultimo barlume di un’arte profetica perduta (disappeared, come recitiamo su questa rivista). Dunque, per attuare il piano, bisogna abbandonare il set, sparire. Che la decisione venga presa in un film che ha il suo nume tutelare in Carmelo Bene, non può stupire (ma vanno convocati anche Bergman, Rossellini, Pasolini che con Maresco diventano aria e si librano sulle macerie dei set palermitani). Poichè tutto si è detto, nel nostro universo nauseabondo non si può far altro che desistere. Il film si interrompe. C’è tuttavia un dato vivo, indipendente dal regista e dal film, indipendente dal legame reciso del film col mondo. La stratificazione di materiali, bianco e nero e colore, video e pellicola, un libero fluire che fa da contraltare alla consapevolezza della fine. Difficile dire se questa immagine di vecchie e nuove materie cinematografiche che ronzano ancora da qualche parte possa esprimere un qualche fuori scena (ob-scena nel senso di Bene) che contrasti ciò che Maresco definisce “annichilente” per chiunque oggi voglia intraprendere la creazione di un’opera. La grandezza di Maresco (sperando che a lui faccia schifo sentirselo dire) è averlo capito e filmato una volta per tutte.

 

 

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